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26/03/2009

Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda

Si parla per la prima volta di Merlino e di re Artù nel 1135 da parte del vescovo gallese Goffredo di Monmouth nel suo libro intitolato a storia dei re di Britannia. Cita un re di nome Vortingern intenzionato ad innalzare una grande torre sul monte Snowdon, in Galles. Ma ogni volta che un pezzo di costruzione veniva assemblato, immediatamente crollava. I suoi consiglieri gli rivelarono che l'unico modo per riuscire nell'impresa consisteva nello spruzzare il basamento della torre con il sangue di un bambino senza padre. Quel ragazzo si chiamava Merlino. Merlino era insorto e si era detto pronto a dimostrare che i consiglieri erano dei mentitori: dimostrano che sotto terra esisteva una caverna colma d'acqua che minava le fondamenta. Il re fece scavare e portò alla luce il lago. A quel punto Merlino gli disse di prosciugarlo fino a che non avessero scoperto due grandi draghi o serpenti e così fu.


Si parla per la prima volta di Merlino e di re Artù nel 1135 da parte del vescovo gallese Goffredo di Monmouth nel suo libro intitolato a storia dei re di Britannia. Cita un re di nome Vortingern intenzionato ad innalzare una grande torre sul monte Snowdon, in Galles. Ma ogni volta che un pezzo di costruzione veniva assemblato, immediatamente crollava. I suoi consiglieri gli rivelarono che l'unico modo per riuscire nell'impresa consisteva nello spruzzare il basamento della torre con il sangue di un bambino senza padre. Quel ragazzo si chiamava Merlino. Merlino era insorto e si era detto pronto a dimostrare che i consiglieri erano dei mentitori: dimostrano che sotto terra esisteva una caverna colma d'acqua che minava le fondamenta. Il re fece scavare e portò alla luce il lago. A quel punto Merlino gli disse di prosciugarlo fino a che non avessero scoperto due grandi draghi o serpenti e così fu. Tutto avvenne come predetto anche la morte del re finito bruciato dentro una torre. Il legittimo erede al trono Aurelio Ambrogio fu avvelenato dal fratello ed il trono passò a Uther Pendragon. Alla sua incoronazione vennero invitati tutti i nobili del regno che fa acquisti via era il duca di Gorlois di Cornovaglia e la sua bella moglie Igerna. Folgorato dalla sua bellezza illustre cercò in ogni modo di avere una donna: costrinse il duca a lasciare durante la notte il castello e finse di essersi offeso per l'accaduto. Il duca aveva allora rinchiuso alla moglie nell'imprendibile castello di Tintagel. Ma Merlino risolse la situazione: cambio le sembianze del re per farlo assomigliare al duca che sotto mentite spoglie si recò dall'ignara regina. Era stato in quella notte che fu concepito re Artù. Nello scontro e il duca era morto così Uther fu libero di sposare Igerna.

Artu.jpgMa chi era Artù? Per prima cosa non fu un re ma un condottiero, un generale. Nacque attorno alle 470 d.C. del momento in cui i romani stavano abbandonando definitivamente la Britannia. Egli era, infatti, un romano forse un cittadino romano. Così il suo cavallo per un piccolo cavallo romano, poco più grande di un pony, e la sua tanto decantata spada un corto e il piccolo gladio romano e il non la lunga e il leggendaria Excalibur. I locali britanni, quelle popolazioni che oggi chiamiamo celti, vennero poco a poco scacciati verso il Galles, la Cornovaglia e la Scozia. Poi era intervenuto un ex comandante romano di nome Ambrogio Aureliano ci riuscì a compattare i celti e a riconquistare le terre perdute. Uno dei suoi più brillanti comandanti si chiamava Artorius, il leggendario re Artù, che poteva essere, o meno, figlio di Uther. I sassoni vennero contrastati nel modo più fiero grazie a una serie di grandi battaglie l'ultima delle quali fu lo scontro di Monte Badon che avvenne attorno al 518 d.C. ma gli alleati incominciarono a litigare disperdendo la loro energia e costringendo Artù a passare gli ultimi anni della sua vita a tentare invano di riconciliare il suo popolo. Poi anche per lui era venuta l'ultima decisiva battaglia, quella di Camlann dove venne ucciso dal nipote Mordred. Il corpo venne portato nell'isola di Avalon, da molti identificata con il centro di Glastonbury. Al tempo la zona era considerata un'isola poiché era circondata dalle acque del canale di Bristol.

Ma l'episodio più drammatico della storia di Artù accadde circa trent'anni dopo la morte di Goffredo, durante il regno di Enrico II (1154 ). Enrico era un viaggiatore instancabile. Un giorno, durante una spedizione in Galles, si era imbattuto in un cantore che gli aveva rivelato l'esatta collocazione della bara di Artù, che si trovava a due piramidi Enrico ben conosceva la leggenda popolare secondo la quale Artù sarebbero tornato in vita qualora la sua patria ne avesse avuto bisogno. Se fosse riuscito a trovare la tomba e a dimostrare quindi che era morto, i ribelli che continuavano a fare di quella leggenda una sorta di bandiera l'avrebbero finita.

Ma la situazione era precipitata. Il 25 maggio del 1184 l'abbazia di Glastonbury fu devastata da un terribile incendio. L'unica consolazione fu il salvataggio della preziosa immagine di nostra Signora di Glastonbury. Nel 1119 uno dei monaci morì esprimendo il pio desiderio di vedere sepolto sotto l'edificio, in mezzo a due croci. Vennero scoperte due colonne marmoree e subito tornarono in mente le parole cantate dal bardo. Trovarono una lastra con una croce di piombo nella sua parte interna con scritto: qui giace sepolto il celebre re Artù, nell'isola di Avalon. Tutti i monaci continuarono così eccitati a scavare ma invece di raggiungere un sarcofago di pietra ne trovarono uno di legno con dentro uno scheletro di un uomo, il cui il cranio era segnato da profonde ferite. Uno dei monaci aveva intravisto una ciocca di capelli biondi che gli era svanita fra le mani. Poi si era ritrovato anche un secondo scheletro decisamente più minuto, immediatamente attribuito a Ginevra, la sposa di Artù. Tuttavia recenti scavi effettuati nel 1963 da Radford hanno dimostrato che i monaci non mentivano quando dicevano di essersi spinti nello scavo fin oltre 5 metri, ma la tomba è probabilmente quella di Giuseppe di Arimatea, l'uomo che aveva provvisoriamente prestato la sua grotta sepolcrale per ricoverare il corpo di Cristo dopo la crocifissione.

Nel 1542 uno scrittore di nome John Leland cercava di dare una collocazione alla mitica Camelot. La sua teoria era di collocarla nel Somerset, su una collina fortificata di South Cadbury. Nel 1966 si iniziò a scavare al castello e si trovarono importanti resti di edifici certamente in uso nel periodo cheol_artu.jpg re Artù. Il castello di Tintagel venne costruito nel 1140, ma secondo alcuni vi era solamente un monastero celtico. Nel 1924 il visionario Steiner nel corso di una visita fece una lettura spiritica del luogo identificando alcune postazioni come, per esempio, la tavola rotonda, il dormitorio dei cavalieri ecc.

Ma nella calda estate del 1983 un incendio bruciò completamente tutta la vegetazione della piccola isola. Vennero così alla luce le fondamenta di un centinaio di piccole costruzioni rettangolari e di un edificio, composto da una sola grande stanza, lungo circa 25 metri. Dall'altro capo dell'isolotto venne alla luce una roccia con un'impronta ben modellata sopra. Era usanza dell'epoca che i condottieri ed i sovrani lasciassero questi segni del loro potere, per indicare il loro predominio sul territorio che dovevano difendere.

Una nota a se merita Excalibur. Goffredo afferma che la spada di Artù era detta Caliburn, che altro non è che una combinazione di due parole che significano ambedue fiume: la celtica cale e la sassone burn. Una spada necessita di essere temperata in acqua fredda, quindi la parola potrebbe essere tradotta come corrente gelida. Dunque la spada trarrebbe il suo nome dalle acque gelide dove essa venne temperata, ossia nel Cale, che scorre nei pressi di Sturnminster, nel Dorset.

Che dire invece a proposito di Merlino? Egli visse, molto probabilmente, oltre il secolo. La sua esistenza dovrebbe corrispondere a quella di un bardo gallese di nome Myrddin, di cui si sa che era ancora in vita nel 573 d.C.Nel 1988, una professoressa america, tale Norma Lorre Goodrich, sostenne che Merlino non era altro che un vescovo di nome Dubricio, quello che aveva incoronato re il condottiero Artù. Mentre il Merlino vero e proprio era solo un uomo "selvatico", un poeta impazzito,

Dotato di particolari poteri magici. Si tratta, secondo questa ipotesi, di un leader divenuto pazzo dopo aver combattuto contro gli Scoti. Per tradizione egli era però considerato un druido, che, come sappiamo, era una forma di religione naturalistica, approdata in Britannia attorno alle 600 avanti Cristo a seguito delle migrazioni dei celti. Secondo Tolstoj, Merlino può considerarsi come l'ultimo dei druidi. E gli tenne anche fede alla sua profezia nella quale aveva previsto alla sua stessa morte, che sarebbe avvenuto per percosse, impalamento e annegamento. Infatti, dopo essere stato picchiato dai pastori, era scivolato nelle acque del fiume Tweed ed era rimasto infiltrato in un palo prima di annegare. La Goodrich preferisce abbracciare la storia tradizionale, nella quale Merlino viene ucciso da una donna di nome Ninian o Nimue, la Dama del Lago, di cui si era follemente innamorato e alla quale aveva rivelato tutti i suoi segreti di magia. La donna però lo aveva sempre rifiutato e alla fine, tramite un potentissimo incantesimo, lo aveva condannato a restare sepolto vivo in una grotta racchiusa da una grande roccia.

04:03 Scritto da: rosanera981 in Miti & Leggende | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: re artu, artu, cavalieri, tavola rotonda | OKNOtizie |  Facebook



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